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Davide Rogai, Presidente Confindustria Albania: “Italia e Albania hanno una partita da vincere insieme”

Davide Rogai: dal primo viaggio a Tirana nel 2014 alla presidenza dell’Associazione che rappresenta 170 imprese italiane e 15.000 dipendenti. Intervista esclusiva al fiorentino che vuole rilanciare l’asse Italia-Albania, prima che lo facciano altri.
Sommario
Intervista esclusiva al Direttore Rogai
Italia-Albania: i numeri del rapporto
- Interscambio commerciale → circa 4 miliardi di euro, Italia primo partner commerciale dell’Albania con il 27,8% del commercio estero totale (2024)
- Imprese italiane in Albania → 170 associate a Confindustria Albania, oltre 15.000 dipendenti
- Totale aziende a partecipazione italiana → 2.675, oltre il 40% di tutte le imprese straniere nel Paese
- Investimenti Diretti Esteri (IDE) Italiani→ 1,68 miliardi di euro al Q4 2024, rendendo l’Italia il 4° investitore estero
- Settori principali → Tessile e calzature, materiali da costruzione, macchinari, agroalimentare, ICT e servizi avanzati
- Presidente Confindustria Albania → Davide Rogai, mandato 2025-2029
- Percorso UE Albania → Adesione stimata tra il 2028 e il 2029
Quando gli imprenditori hanno la visione

C’è un momento, nelle storie degli imprenditori che osano, in cui tutto si gioca su un’intuizione che gli altri non hanno avuto.
Per Davide Rogai quel momento è stato il settembre 2014, quando è atterrato a Tirana per la prima volta. Tre giorni, pochi contatti, nessuna certezza. Solo un’idea: creare un ponte tra Firenze e l’Albania nel settore del software, valorizzando i talenti locali.

Dieci anni dopo, quel ricercatore universitario diventato imprenditore è il Presidente di Confindustria Albania, l’associazione che rappresenta 170 imprese italiane e oltre 15.000 dipendenti sull’altra sponda dell’Adriatico. Lo abbiamo incontrato per AltroStile in un’intervista che tocca molti aspetti del rapporto Italia-Albania: un legame fortissimo, ma che rischia di indebolirsi se non viene rilanciato con visione e strategia.
Da Firenze a Tirana: il percorso imprenditoriale

Rogai è fiorentino, classe 1976. Ha un dottorato in Telematica e Società dell’Informazione, ha insegnato all’Università di Firenze e nel 2007 ha fondato Commit, oggi Growing Tree, una società ICT nata dalla ricerca accademica. Non il profilo tipico dell’imprenditore italiano nei Balcani, e forse è proprio questo che lo rende interessante.

Quando gli chiedo cosa ha visto in quei primi tre giorni a Tirana che gli altri non vedevano, la risposta è netta: un Paese con un’energia straordinaria e una classe di giovani professionisti qualificati che il mondo occidentale stava ignorando. L’idea non era andare in Albania per risparmiare sui costi, era andarci per costruire qualcosa di nuovo, insieme ai talenti locali.
Da quell’intuizione è nata la sede albanese di Commit, e da lì un percorso che nel 2016 lo ha portato tra i soci fondatori di Confindustria Albania, fino all’elezione a presidente nel marzo 2025.
“L’Albania è di fatto la ventunesima regione italiana”

È una frase forte, che Rogai usa spesso e che fotografa una realtà che molti italiani ignorano. L’interscambio commerciale tra i due Paesi si avvicina ai 4 miliardi di euro. Le aziende a partecipazione italiana in Albania sono oltre 2.675, più del 40% di tutte le imprese straniere nel Paese. L’italiano è ancora ampiamente parlato e compreso dalla popolazione.
Ma Rogai sa che questa vicinanza non è più scontata. E qui l’intervista prende una piega che merita attenzione.
Il pregiudizio; ha ancora senso parlarne?

Quando gli chiedo quanto pesi ancora l’immagine dell’Albania degli anni ’90, i barconi, l’emergenza, la povertà, sul business di oggi, Rogai non gira intorno alla questione. Quel pregiudizio esiste ancora e frena imprenditori che potrebbero trovare in Albania un mercato dinamico e in crescita. Chi arriva a Tirana per la prima volta resta sorpreso: si aspetta il terzo mondo e trova una capitale in piena trasformazione, con grattacieli firmati da archistar internazionali e un ecosistema tech in espansione.
Fuori da Tirana: la scommessa territoriale

Uno dei pilastri della presidenza Rogai è il decentramento. L’Albania oggi è estremamente Tirana-centrica: la capitale concentra investimenti, talenti e attenzione internazionale. Ma Rogai ha annunciato un’espansione delle attività di Confindustria verso Valona, Scutari, Korça e Lezha.
La ragione è pragmatica: fuori dalla capitale ci sono opportunità che il mercato non ha ancora intercettato, costi più contenuti e una qualità della vita che in alcuni casi supera quella della capitale. Per le imprese italiane che cercano manodopera qualificata senza la pressione dei costi di Tirana, guardare oltre la capitale può fare la differenza.
Dal manifatturiero alla tecnologia: cambia il tipo di imprenditore

Il modello Italia-Albania sta evolvendo rapidamente. Per anni il rapporto è stato dominato dal manifatturiero tradizionale, tessile, calzature, costruzioni. Oggi si sta spostando verso l’ICT (le tecnologie dell’informazione e della comunicazione) e il BPO (i servizi aziendali esternalizzati come sviluppo software, assistenza clienti e gestione dati).
Questo cambia radicalmente il profilo dell’imprenditore italiano che guarda all’Albania. Non è più solo il titolare di un’azienda manifatturiera che cerca costi più bassi, è un professionista del digitale, un fondatore di startup, un manager che cerca talenti qualificati in un mercato vicino e culturalmente compatibile.
Rogai stesso è l’incarnazione di questo cambiamento: un ricercatore del software, non un industriale del tessile.
Lo stile italiano: perché funziona in Albania

Uno degli aspetti più interessanti che emerge dall’intervista è il tema dello “stile italiano” nel fare impresa. Rogai lo descrive come un modello fondato sulla qualità del lavoro, sul coinvolgimento del territorio e sul senso di comunità, valori che in Albania vengono riconosciuti e apprezzati profondamente.
La differenza rispetto ad altri competitor internazionali è sostanziale. Dove altri Paesi arrivano in Albania per attrarre cervelli e portarli fuori, il modello italiano, almeno nella sua versione migliore, investe sul posto, forma le persone localmente e costruisce relazioni di lungo periodo. È un approccio che il tessuto sociale albanese riconosce e premia con una lealtà che Rogai definisce “a volte quasi commovente”.
Rischiamo di perdere la leadership?
Ed è qui che l’intervista tocca il punto più delicato. Alla domanda sulla competizione internazionale, Turchia, Emirati, Nord Europa, Olanda che aumentano la loro presenza, Rogai usa una metafora calcistica che, dato il periodo, gli viene naturale: l’Italia è ancora sui blocchi di partenza tra i primi, ma rischia di perdere la gara per mancanza di strategia.
Il segnale più preoccupante, secondo il Presidente, è linguistico: le nuove generazioni albanesi non hanno più la stessa motivazione per imparare l’italiano. La televisione italiana, che per decenni è stata il ponte culturale tra i due Paesi, ha perso terreno di fronte alle piattaforme di streaming internazionali e ai contenuti in inglese. E quando si perde la lingua, si perde la connessione.
Ma Rogai è positivo. Il vertice Government-to-Government tra Meloni e Rama del novembre scorso ha rilanciato il rapporto bilaterale, e il nuovo Ambasciatore italiano a Tirana, Marco Alberti, giovane e con un profilo orientato al business, rappresenta un segnale positivo. La partita va giocata adesso, con un piano strutturato e non con la sola forza dell’inerzia storica.
L’ingresso in UE: cosa cambierà davvero

Sull’adesione dell’Albania all’Unione Europea, stimata tra il 2028 e il 2029, Rogai è chiaro: sarà un bene per la società albanese e per le imprese che vi operano. L’ingresso porterà regolamentazione, standard più elevati e un quadro normativo più prevedibile. Per un imprenditore italiano, significherà operare in un contesto più simile a quello domestico, con meno incognite burocratiche e maggiori tutele.
Ma Rogai avverte: il percorso verso l’UE è anche una sfida. Le imprese che si sono abituate a operare in un contesto meno regolamentato dovranno adeguarsi. E chi arriva oggi, prima dell’adesione, ha il vantaggio di posizionarsi in un mercato che domani sarà più competitivo e più costoso.
Il consiglio a chi guarda all’Albania per la prima volta

Quando chiedo a Rogai cosa dovrebbe fare un imprenditore italiano che sta pensando all’Albania, la risposta è pragmatica: venire, vedere con i propri occhi, parlare con chi è già sul territorio. E l’errore da evitare? Arrivare con la presunzione di chi sottovaluta il mercato locale.
“Non sentirà mai la mancanza della cucina italiana”
La chiusura dell’intervista è la più umana. Quando chiedo a Rogai di descrivere l’Albania a un amico senza usare la parola “opportunità”, ride e parte dal cibo: “In Albania non sentirà mai la mancanza della cucina italiana. E in particolare di quella toscana, del trattamento della carne… sono prodotti fantastici.”
Poi aggiunge, con una semplicità che vale più di qualsiasi dato: “La cultura è veramente vicina. Ci si sta come a casa.”
Ed è forse questa la sintesi migliore di un rapporto che dura da decenni e che, se giocato con intelligenza, può durare ancora molto. A patto di non darlo per scontato.
Domande frequenti su Confindustria Albania
Quante imprese italiane operano in Albania?
Sono 2.675 le aziende a partecipazione italiana attive in Albania, pari a oltre il 40% di tutte le imprese straniere nel Paese. Di queste, 170 sono associate a Confindustria Albania per un totale di oltre 15.000 dipendenti. L’Italia è il primo partner commerciale dell’Albania con un interscambio che si avvicina ai 4 miliardi di euro.
Chi è il presidente di Confindustria Albania?
Davide Rogai è Presidente di Confindustria Albania dal marzo 2025, eletto per il quadriennio 2025-2029. Fiorentino, classe 1976, è fondatore di Commit Software e opera in Albania dal 2014 nel settore ICT. È anche docente alla Rome Business School e all’Università di Firenze.
In quali settori operano le imprese italiane in Albania?
I settori principali sono tessile e calzature, materiali da costruzione, macchinari, agroalimentare ed energia. Negli ultimi anni è in forte crescita il settore ICT e dei servizi avanzati (BPO), con aziende come Engineering Group, Commit Software e Lutech che hanno aperto sedi operative a Tirana.
Quando entrerà l’Albania nell’Unione Europea?
L’adesione dell’Albania all’UE è stimata tra il 2028 e il 2029. Il percorso porterà regolamentazione più strutturata, standard qualitativi più elevati e un quadro normativo più prevedibile per le imprese straniere. Per gli investitori che si posizionano prima dell’adesione, il vantaggio è operare in un mercato ancora in fase di crescita con costi contenuti.
Perché l’Italia rischia di perdere la leadership economica in Albania?
Secondo il Presidente Rogai, la leadership italiana in Albania è ancora forte ma non più scontata. Turchia, Emirati Arabi e Paesi nordeuropei stanno aumentando la loro presenza con investimenti strutturati. Il calo della diffusione della lingua italiana tra i giovani albanesi, dovuto alla globalizzazione dei contenuti digitali, rappresenta un ulteriore segnale di erosione del legame culturale tra i due Paesi.

Patrizia Landini
Patrizia Landini è Giornalista di salute bioevolutiva, prevenzione e longevità.
Fondatrice e direttrice di AltroStile.net, testata giornalistica registrata (Tribunale di Vicenza, n. 01/2023). Creatrice e conduttrice di Equilibri Umani – Conversazioni per un Nuovo Benessere (2 stagioni, 80 episodi), in onda su ANITA TV e AltroStile.net. Life Coach Neurorelazionale e Nutrizionale (SIAF L.4/2013) e autrice de Il Codice del Benessere Quotidiano (Amazon). Da oltre 25 anni si occupa di salute bioevolutiva, medicina integrativa, prevenzione, nutrizione e comunicazione digitale.
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