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Equilibri Umani di Patrizia Landini

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Intelligenza emotiva: il 95% delle persone crede di averla, ma solo il 15% la possiede: tu da che parte stai?

intelligenza emotiva

Intelligenza emotiva: pensi di essere in contatto con le tue emozioni? Probabilmente ti stai sopravvalutando.
Non è un’accusa, è un dato di fatto supportato dalla ricerca.

Intelligenza emotiva

AltroStile • Intelligenza emotiva: il 95% delle persone crede di averla, ma solo il 15% la possiede: tu da che parte stai?

Spesso confondiamo l’essere “emotivi” (ridere o piangere facilmente) con l’essere “autoconsapevoli”. Sono due cose molto diverse.

L’intelligenza emotiva non è una dote innata che hai o non hai. È una competenza tecnica, quasi muscolare, che determina il successo delle tue relazioni, della tua carriera e, banalmente, della tua pace interiore.

AltroStile • Intelligenza emotiva: il 95% delle persone crede di averla, ma solo il 15% la possiede: tu da che parte stai?


Un recente report della Harvard Medical School ha smontato molti falsi miti: non si tratta di sopprimere la rabbia o l’ansia, ma di localizzarle nel corpo prima che prendano il sopravvento.

Vediamo come passare dalla teoria alla pratica con esercizi che puoi fare subito.

Cosa devi sapere (In sintesi)

Se vuoi smettere di essere ostaggio delle tue reazioni, ecco i pilastri fondamentali:

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  • Il mito dell’autoconsapevolezza: la maggior parte di noi crede di conoscersi, ma agisce col pilota automatico.
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  • La mappa somatica: le emozioni non sono solo nella testa, sono fisiche. Imparare a sentire dove risiedono nel corpo è il primo passo.
  • Il segnale d’allarme: la sensazione fisica arriva prima del pensiero razionale. Usala come “stop” prima di litigare.
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  • Empatia reale: non significa “risolvere i problemi degli altri”, ma ascoltare attivamente senza giudizio (e senza voler aggiustare tutto).
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  • Journaling: scrivere non è roba da adolescenti, è l’unico modo per tracciare i pattern ricorrenti del tuo umore.

Come faccio a capire se sono davvero “consapevole”?

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Essere consapevoli non significa sapere che sei arrabbiato dopo aver urlato. Significa accorgersene mentre sta succedendo.
Harvard suggerisce un esercizio di Mindfulness Somatica per testare la tua connessione mente-corpo:

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  1. Siediti in una posizione comoda e chiudi gli occhi.
  2. Pensa a un evento recente che ti ha reso un po’ triste (non una tragedia, qualcosa di gestibile).
  3. Non analizzare il pensiero. Cerca invece la sensazione fisica nel corpo. Hai un nodo alla gola? Un peso sul petto? Un vuoto nello stomaco?
  4. Metti una mano su quel punto fisico con gentilezza.
  5. Ripeti con emozioni diverse: paura, rabbia, gioia.

Più riesci a localizzare l’emozione nel corpo, più alto è il tuo EQ (Quoziente Emotivo).

Perché “sentire il corpo” mi aiuta a non litigare?

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Le sensazioni fisiche fungono da “Early Warning Signal” (sistema di allerta precoce).
Immagina la scena classica: il tuo partner ti dice qualcosa che ti irrita davanti agli amici.

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Di solito, scatta la reazione automatica: rispondi male o ti chiudi a riccio.
Se invece sei allenato a sentire il corpo, noterai prima il calore al viso o la tensione nelle spalle.
Quello è il segnale per attivare la Pausa Strategica: senti la rabbia fisica, ma non agire. Aspetta che la parte razionale del cervello (corteccia prefrontale) riprenda il controllo prima di parlare.

È sbagliato sopprimere le emozioni negative?

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Sì, è controproducente. L’obiettivo dell’Intelligenza Emotiva non è essere sempre zen, ma gestire le ondate.
La tecnica consigliata è la Ristrutturazione Cognitiva.
Invece di dirti “Non devo essere arrabbiato”, fermati, respira e analizza il pensiero che accompagna l’emozione.
Ti senti frustrato perché qualcuno ti ha tagliato la strada? Invece di “ribollire”, chiediti: “Vale la pena rovinarmi la giornata per questo sconosciuto?”. Non stai negando la rabbia, la stai ricontestualizzando per renderla innocua.

Come posso capire meglio gli altri (senza stressarmi)?

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L’empatia è una competenza che si allena, ma spesso la confondiamo con il “Problem Solving”.
Quando qualcuno ci racconta un problema, il nostro istinto è offrire una soluzione. Sbagliato.
Per aumentare l’intelligenza emotiva relazionale, devi praticare l’Ascolto Attivo:

  1. Metti via il telefono.
  2. Ascolta per capire, non per rispondere.
  3. Riconosci i tuoi pregiudizi (bias): stai giudicando quello che dicono?
  4. Accetta che a volte l’altro vuole solo essere ascoltato, non “aggiustato”.

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La “Granularità Emotiva”

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Ecco un concetto avanzato che aggiungiamo noi di Altrostile
La vera svolta nell’Intelligenza Emotiva è la Granularità.
La maggior parte delle persone usa termini generici: “Sto male”, “Sono stressato”.
Le persone con alto EQ sono specifiche: “Mi sento deluso“, “Mi sento trascurato“, “Mi sento inadeguato“.
Più sei preciso nel dare un nome all’emozione (Name it to tame it), più il tuo cervello riesce a processarla velocemente.
La prossima volta che stai “male”, prova a trovare la parola esatta per descriverlo. Cambierà tutto.

Perché tenere un diario (Journaling)?

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Non serve scrivere “Caro diario”. Basta annotare ogni sera:

  • Un evento che ha scatenato un’emozione forte.
  • Come hai reagito.
  • Come ti sei sentito fisicamente.
    Questo tracciamento ti permette di vedere i “pattern”: magari scopri che sei sempre irritabile il lunedì mattina o che certe persone ti drenano energia sistematicamente. Senza dati, non puoi migliorare.

Intelligenza emotiva: adesso sai

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L’Intelligenza Emotiva non è una destinazione, è una pratica quotidiana.
Non aspettare la prossima crisi per allenarla. Inizia oggi: chiudi gli occhi, senti dove abita la tua ansia o la tua gioia, e imparerai a non esserne più schiavo.

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Articolo a cura di:

Patrizia Landini

Giornalista di Salute e Benessere

La nostra TV che da sempre è la nostra finestra sul mondo della crescita evolutistica dell’umanità.
Dal 2011 Partner Ufficiale di YouTube, seguirà costantemente il nostro lavoro di divulgazione e supporto delle buone pratiche