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Alessandro Ruggera: «L’italiano in Albania, lingua della libertà»

Alessandro Ruggera: il direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Tirana racconta a Patrizia Landini il legame culturale fra i due paesi: dalla televisione guardata di nascosto negli anni del comunismo all’inglese lingua franca, fino all’invito a scoprire l’Albania senza pregiudizi.
IN SINTESI — L’INTERVISTA
- L’italiano come lingua della libertà: Durante gli anni del regime comunista, guardare la televisione italiana di nascosto ha permesso a molti albanesi di imparare la lingua e mantenere un contatto vitale con il mondo libero.
- Una normalizzazione fisiologica: Oggi, i giovani albanesi si orientano maggiormente verso l’inglese, lingua franca globale. Questo non è un distacco dall’Italia, ma il segno di un Paese europeo che cresce.
- L’impegno culturale: L’Istituto Italiano di Cultura di Tirana, guidato da Alessandro Ruggera, continua a promuovere eventi gratuiti e scambi culturali per mantenere vivo e forte il ponte tra i due Paesi.
- Il consiglio ai nuovi arrivati: Venire in Albania con curiosità e senza pregiudizi per scoprire la straordinaria vitalità, i ritmi umani e la crescita di un Paese in profonda trasformazione.
Sommario
Fra Italia e Albania ci sono settanta chilometri di mare, migliaia di imprese e oltre mezzo milione di albanesi che vivono in Italia. I numeri dell’economia raccontano bene la vicinanza, ma lasciano fuori la parte che tiene insieme le persone: una lingua imparata davanti alla televisione, una cultura guardata come una finestra sul mondo. Nello spazio AltroStile dedicato al Ponte Italia, Albania, Patrizia Landini ha chiesto ad Alessandro Ruggera, direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Tirana, come sta oggi questo legame e dove sta andando.
Un rapporto eccellente, che cambia con il tempo
Per Ruggera lo stato di salute del rapporto culturale fra Italia e Albania è eccellente. Come succede fra vicini, è un rapporto vivo, che reagisce ai cambiamenti internazionali e alle trasformazioni dei due paesi.
- Le basi sono la prossimità geografica e una vicinanza culturale antica, storica.
- Negli ultimi trent’anni, da quando l’Albania ha ritrovato la libertà, i contatti si sono intensificati.
- Nello stesso percorso il rapporto ha cambiato forma, più volte.
La lingua della libertà
Ancora prima della fine del comunismo gli albanesi guardavano all’Italia attraverso la televisione. «L’Italia era una finestra», ricorda Ruggera, il punto di contatto con un mondo desiderato e libero.
- L’italiano si è diffuso grazie al desiderio di guardare oltre il confine.
- Per questo in Albania è stato inteso come la lingua della libertà.
- La migrazione degli anni Novanta ha rafforzato il legame: oggi in Italia vive una comunità di oltre 500.000 albanesi.
- L’Italia resta il vicino a cui l’Albania guarda in modo più diretto, sul piano culturale ed economico.
L’italiano e i giovani: un’eccezione che si normalizza
Fra i più giovani l’italiano si usa meno. Ruggera lo riconosce come un dato, ma lo colloca nel quadro internazionale.
- L’Albania era un caso eccezionale: altrove l’italiano è arrivato con le comunità di emigrati, qui lo hanno imparato gli albanesi.
- Come in tutto il mondo, l’inglese è diventato la lingua franca e le altre lingue vengono dopo la lingua madre e l’inglese.
- L’italiano resta forte per il legame culturale, quello economico e il turismo italiano in crescita.
- Rispetto a dieci o quindici anni fa si parla un po’ meno, ma si continua a studiarlo.
Un’identità che si trasforma, senza minacce
L’Albania cresce in fretta. Patrizia Landini chiede se rischi di perdere le proprie radici. «Francamente io non vedo tanto questa dicotomia», risponde il direttore.
- È un paese relativamente piccolo, che guarda al panorama internazionale e cerca riferimenti e opportunità.
- La crescita economica trasforma comportamenti, modi di vivere e rapporto con le tradizioni, come in ogni paese.
- Qui il cambiamento è stato più rapido e si nota di più, ma non diventa una minaccia per l’identità nazionale.
Che cosa fa l’Istituto Italiano di Cultura
Ruggera descrive il lavoro dell’Istituto su più linee, sempre in collaborazione con le istituzioni albanesi.
- Lingua: corsi di italiano ed esami di certificazione per chi vuole studiare in Italia.
- Cultura: eventi e iniziative in tutti i settori.
- Collaborazioni: un punto di contatto per le iniziative albanesi che cercano partner in Italia.
- Metodo: non lavorare mai da soli e ascoltare quali aspetti della cultura italiana suscitano più curiosità.
L’invito a chi arriva in Albania
Gli albanesi conoscono molto dell’Italia, gli italiani ancora relativamente poco dell’Albania. Il consiglio del direttore è venire «con gli occhi aperti».
- Arrivare con curiosità e vincere i pregiudizi che ancora resistono.
- Guardare il paese con uno sguardo un po’ ingenuo.
- Scoprire una varietà e una stratificazione molto profonde in un paese piccolo per abitanti e superficie.
- Cercare le tante piccole differenze, invece della conferma di un pregiudizio.
Patrizia Landini chiude la conversazione con un’immagine che riassume il senso dell’incontro: i mercati e gli investimenti uniscono i paesi, ma la lingua e la cultura sono l’ordito umano che tiene insieme i popoli. Nelle parole di Alessandro Ruggera l’italiano in Albania smette di essere solo una materia di studio e torna a essere quello che è stato per una generazione intera: una finestra aperta su un mondo libero. Da quella finestra oggi si guarda anche nell’altra direzione, ed è l’invito più bello per chi sta pensando di attraversare l’Adriatico.
FAQ: LE DOMANDE FREQUENTI
Perché la lingua italiana ha un valore storico in Albania?
Come sottolinea Alessandro Ruggera, durante la dittatura comunista guardare segretamente la televisione italiana ha permesso a un’intera generazione di imparare l’italiano. L’Italia rappresentava l’accesso a una cultura globale negata dal regime, facendo della nostra lingua un autentico veicolo di libertà.
I giovani albanesi parlano ancora italiano oggi?
Meno rispetto al passato, ma è un fenomeno naturale. Oggi i giovani si orientano principalmente sull’inglese, una scelta pratica e internazionale. Questa normalizzazione non significa un allontanamento dall’Italia, ma riflette semplicemente l’apertura dell’Albania verso tutto il mondo contemporaneo.
Qual è il ruolo dell’Istituto Italiano di Cultura a Tirana?
L’Istituto opera come un’agenzia culturale diffusa. Promuove, spesso gratuitamente e con eventi ad ingresso libero, concerti, proiezioni cinematografiche e iniziative in tutta l’Albania, collaborando attivamente sia con le istituzioni locali che con il sistema scolastico per mantenere vivo il legame storico.
Con quale atteggiamento bisogna guardare all’Albania di oggi?
Serve abbandonare i pregiudizi del passato. Ruggera consiglia di arrivare con sincera curiosità per scoprire una nazione vivace, sicura, in forte crescita economica ma che conserva ancora il valore umano del tempo, del ritmo di vita e dell’ospitalità mediterranea.

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