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Equilibri Umani di Patrizia Landini

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Rientro dalle ferie

Rientro dalle ferie: non conta quanto siamo stati via. Conta come rientriamo, e quella settimana quasi nessuno la organizza.

Cosa sapere in sintesi

  • La meta-analisi più recente, che ha esaminato tredici studi su 1.428 lavoratori, ha rilevato che i miglioramenti del benessere ottenuti in vacanza non risultano più significativi già dopo la prima settimana di lavoro.
  • La durata della vacanza incide meno di quanto si creda: un fine settimana lungo di qualità può produrre un effetto paragonabile a due settimane.
  • Il fattore che accelera maggiormente la scomparsa dei benefici è il carico di lavoro nei giorni immediatamente successivi al rientro.
  • Poiché l’agenda del primo giorno viene costruita da altri, il rientro è una questione organizzativa prima che individuale.
AS • Rientro dalle ferie: perché i benefici svaniscono in pochi giorni e cosa li fa durare

Ogni anno si ripete la stessa sequenza. Settimane di attesa, giorni di distacco reale, la sensazione di aver finalmente recuperato qualcosa. Poi il rientro, e nel giro di pochissimo tempo tutto sembra tornato come prima, con la spiacevole impressione che quel riposo non sia mai avvenuto.

AS • Rientro dalle ferie: perché i benefici svaniscono in pochi giorni e cosa li fa durare

Non è un’impressione soggettiva. La ricerca su questo fenomeno esiste, ha un nome tecnico, e i suoi risultati sono più netti di quanto si immagini.

Quanto durano davvero i benefici delle ferie?

AS • Rientro dalle ferie: perché i benefici svaniscono in pochi giorni e cosa li fa durare

Molto meno di quanto sembri ragionevole. La prima meta-analisi sistematica sull’argomento, condotta dalla ricercatrice olandese Jessica de Bloom e dal suo gruppo, aveva individuato una scomparsa dei benefici entro un periodo compreso fra due e quattro settimane dal ritorno al lavoro.

Una meta-analisi successiva, pubblicata su European Psychologist, ha ristretto ulteriormente quella finestra. Analizzando tredici studi per un totale di 1.428 lavoratori, con una durata media delle vacanze di undici giorni, i ricercatori hanno osservato un miglioramento reale del benessere durante il periodo di stacco, con effetti su umore, stress ed esaurimento. Dopo il ritorno al lavoro, però, quei miglioramenti si riducono al punto che già dalla prima settimana i valori non risultano più significativamente diversi da quelli precedenti la partenza.

AS • Rientro dalle ferie: perché i benefici svaniscono in pochi giorni e cosa li fa durare

In altre parole, l’effetto esiste ma è fragile. E la sua fragilità dipende da ciò che accade dopo, non da ciò che è accaduto prima.

Andare via più a lungo non serve

È il dato che sorprende di più. La ricerca non ha rilevato una relazione significativa tra la durata della vacanza e la persistenza del benessere al ritorno. Un fine settimana lungo vissuto bene può produrre un effetto paragonabile a quello di due settimane di viaggio. Quello che incide non è la quantità di giorni, ma la qualità dell’esperienza e soprattutto il modo in cui si riprende il lavoro.

Cosa succede al corpo quando si stacca davvero

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Durante un periodo di riposo prolungato il sistema nervoso si riorganizza in modo concreto. Il ritmo circadiano si sposta, spesso di una o due ore, perché senza sveglia e senza vincoli orari il corpo tende a seguire il proprio orologio interno. Il sonno recupera le fasi profonde che durante i mesi di lavoro vengono compresse. I livelli di attivazione si abbassano, e con essi la reattività allo stress.

Questo processo richiede tempo. Non avviene il primo giorno di vacanza, si costruisce progressivamente nell’arco di giorni. Ed è precisamente per questo che il rientro merita attenzione: chiedere al corpo di rifare in ventiquattro ore un percorso che ne ha richiesti molti in senso opposto non è una ripartenza, è uno strappo.

Il corpo risponde agli strappi nell’unico modo che conosce, alzando il livello di attivazione oltre il necessario per riuscire a stare al passo. Il risultato è che il primo giorno di rientro, da solo, consuma una porzione consistente di ciò che il riposo aveva ricostruito.

Perché il carico di lavoro al rientro è il fattore decisivo

AS • Rientro dalle ferie: perché i benefici svaniscono in pochi giorni e cosa li fa durare

Su questo la ricerca è stata piuttosto esplicita. In uno studio condotto su 131 docenti, seguiti prima delle vacanze e in tre momenti successivi, l’impegno lavorativo era aumentato e i livelli di esaurimento si erano ridotti. Analizzando poi in dettaglio la velocità con cui quei benefici svanivano, i ricercatori hanno rilevato che le richieste lavorative nel periodo immediatamente successivo al ritorno acceleravano la scomparsa degli effetti positivi.

Non è quindi il tempo a consumare il beneficio delle ferie. È il carico. E questo sposta la questione su un piano completamente diverso da quello su cui viene solitamente collocata.

Il rientro è una questione organizzativa, non di volontà

AS • Rientro dalle ferie: perché i benefici svaniscono in pochi giorni e cosa li fa durare

Quasi tutti i consigli sul rientro sono rivolti alla singola persona. Riprendi con gradualità, non sovraccaricarti, concediti tempo. Sono suggerimenti sensati e in larga parte inapplicabili, perché chi rientra non decide quasi nulla del proprio primo giorno.

L’agenda gliel’hanno costruita altri. Le riunioni erano già fissate a luglio. Le scadenze sono state spostate proprio a quella settimana perché, nel momento in cui le si spostava, appariva lontana e vuota. La casella di posta contiene richieste accumulate da altre persone durante l’assenza.

Chiedere gradualità a chi rientra, senza toccare nulla di tutto questo, significa chiedere una cosa che non dipende da lui. Il rientro riguarda quindi in modo diretto chi organizza il lavoro degli altri.

Cosa può fare chi guida un gruppo di lavoro

Nessuna decisione importante nei primi due giorni

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Una scelta strategica presa da persone che stanno ancora ricalibrandosi ha una qualità inferiore, e con ogni probabilità verrà rimessa in discussione poche settimane dopo, con un costo doppio. Le decisioni rilevanti reggono benissimo l’attesa fino alla seconda settimana.

Evitare la riunione riepilogativa del primo lunedì

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È il modo più rapido per trasformare un rientro in un sovraccarico. Chi torna si trova davanti l’intero panorama di ciò che è accaduto, di ciò che è in ritardo e di ciò che lo attende, tutto insieme e prima ancora di aver aperto la posta. Distribuire quelle informazioni su tre giorni non rallenta nulla e cambia radicalmente la percezione del carico.

Dedicare le prime ore al riordino, non alla produzione

Leggere, archiviare, ricostruire il quadro. È tempo che sembra improduttivo e non lo è, perché chi ha ricostruito il contesto lavora bene per settimane, mentre chi viene gettato immediatamente nell’operatività continua a inciampare in informazioni che non aveva.

Controllare quante scadenze sono state spostate a quella settimana

Di solito sono molte più di quante si ricordi. Vale la pena verificarlo prima della chiusura estiva, quando c’è ancora margine per redistribuirle.

Cosa può fare chi rientra

Il margine individuale è più stretto, ma esiste, e riguarda soprattutto i giorni che precedono il ritorno.

Riavvicinare gli orari del sonno prima del rientro

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Se durante le vacanze il ritmo si è spostato di due ore, tornare di colpo all’orario abituale equivale a un piccolo fuso orario. Anticipare la sveglia di venti o trenta minuti al giorno negli ultimi tre o quattro giorni riduce lo scarto in modo sensibile. L’esposizione alla luce naturale la mattina presto accelera il riallineamento.

Non rientrare la domenica sera

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Arrivare a casa poche ore prima di ricominciare elimina il cuscinetto necessario. Un giorno intero di margine tra il viaggio e il lavoro, quando è possibile, cambia sensibilmente la qualità della prima settimana.

Mantenere qualcosa del ritmo vacanziero

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La ricerca suggerisce che le attività di svago nel periodo successivo al rientro rallentano la scomparsa dei benefici. Non serve molto: una camminata quotidiana, un’ora senza schermi, il pasto consumato con calma. Sono elementi che il corpo riconosce come continuità e che rendono il passaggio meno brusco.

Un investimento che si brucia in tre giorni

C’è un modo pragmatico di guardare a tutta la questione, ed è forse il più convincente per chi deve prendere decisioni organizzative.

Le ferie sono settimane retribuite il cui scopo dichiarato è che le persone tornino in condizioni migliori di quando sono partite. Rappresentano quindi un investimento già sostenuto.

Se il beneficio viene consumato nei primi tre giorni per come è stata costruita la settimana di rientro, quell’investimento è andato perduto. Non compare in nessun bilancio, non viene contabilizzato da nessuna parte, e si ripresenta puntualmente ogni anno.

Proteggere la prima settimana non è indulgenza. È l’unico modo per far durare qualcosa che è già stato pagato.

Quanto durano i benefici delle ferie?

Secondo la meta-analisi più recente, che ha esaminato tredici studi su 1.428 lavoratori, i miglioramenti del benessere non risultano più significativamente diversi dai livelli precedenti alla partenza già dopo la prima settimana di ritorno al lavoro. Studi precedenti indicavano una finestra compresa fra due e quattro settimane.

Fare vacanze più lunghe aiuta a mantenere più a lungo il benessere?

La ricerca non ha rilevato una relazione significativa tra la durata della vacanza e la persistenza dei benefici. Contano molto di più la qualità dell’esperienza e le condizioni in cui avviene il rientro.

Perché ci si sente stanchi già dopo pochi giorni di lavoro?

Durante il riposo il sistema nervoso si ricalibra, il ritmo circadiano si sposta e i livelli di attivazione si abbassano. Riprendere immediatamente ritmi intensi obbliga l’organismo a rialzare bruscamente l’attivazione, consumando in poco tempo quanto era stato ricostruito. Gli studi indicano inoltre che il carico di lavoro nei giorni successivi al rientro accelera direttamente la scomparsa dei benefici.

Quanti giorni prima conviene riallineare il sonno?

Tre o quattro giorni sono generalmente sufficienti, anticipando gradualmente la sveglia di venti o trenta minuti al giorno. L’esposizione alla luce naturale nelle prime ore del mattino sostiene il riallineamento del ritmo circadiano.

Cosa può fare concretamente un responsabile per il rientro del proprio gruppo?

Le scelte più efficaci riguardano l’organizzazione della prima settimana: evitare decisioni strategiche nei primi due giorni, non concentrare in un unico incontro tutto il riepilogo di quanto accaduto, lasciare che le prime ore siano dedicate alla ricostruzione del contesto e verificare in anticipo quante scadenze siano state spostate proprio a quella settimana.


Fonti

Meta-analisi sugli effetti delle vacanze sul benessere e sulla loro scomparsa, European Psychologist, 2023: doi.org/10.1027/1016-9040/a000518

de Bloom J. et al., Effects of vacation from work on health and well-being, Work & Stress, 2010: doi.org/10.1080/02678373.2010.493385

Studio sul rientro al lavoro dopo le ferie e sulla ruminazione lavorativa, Frontiers in Digital Health, 2026: doi.org/10.3389/fdgth.2026.1698339

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Patrizia Landini
Patrizia Landini è giornalista iscritta all’Ordine e direttrice responsabile di AltroStile.net, testata registrata al Tribunale di Vicenza (n. 01/2023). È Life Coach Neurorelazionale e Nutrizionale iscritta Siaf ai sensi della legge 4/2013 e autrice de “Il Codice del Benessere Quotidiano”. Da trent’anni si occupa di salute bioevolutiva, nutrizione e neuroscienze del benessere, con un metodo editoriale fondato su fonti scientifiche primarie verificate e sulla dichiarazione esplicita dei limiti di ciò che la ricerca ha dimostrato. Conduce il programma “Equilibri Umani” e cura la sezione dedicata al ponte editoriale tra Italia e Albania.
    La nostra TV che da sempre è la nostra finestra sul mondo della crescita evolutistica dell’umanità.

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