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AltroStile • Animali: AI e scienza per capire il loro linguaggio

Animali: AI e scienza per capire il loro linguaggio

Animali e AI: l’uso di sensori portatili e intelligenza artificiale permette ai ricercatori di decodificare i loro modelli di comunicazione.
AltroStile • Animali: AI e scienza per capire il loro linguaggio
Animali E AI AltroStile Salute E Benessere

E’ davvero possibile comunicare con gli animali e dialogare con loro?

Gli animali parlano tra loro, ma noi non possiamo capirli. Tuttavia, l’uso di sensori portatili e intelligenza artificiale (AI) sta permettendo ai ricercatori di decodificare i modelli di comunicazione di alcune specie animali come pipistrelli e api e di inserirsi in queste conversazioni.

La tecnologia in aiuto

Questi strumenti tecnologici sono utilizzati per analizzare i suoni emessi dagli animali e per cercare di capire il loro significato. Ad esempio, i pipistrelli utilizzano gli ultrasuoni per comunicare e orientarsi, e grazie all’uso di microfoni ad alta frequenza e di algoritmi di elaborazione dei dati, i ricercatori possono decodificare il loro linguaggio e capire cosa stanno dicendo e sembra che addirittura si riconoscano per nome.

Lo stesso vale per le api, che emettono suoni diversi per indicare la presenza di cibo, per segnalare il pericolo o per comunicare la posizione della colonia. Grazie all’uso di sensori acustici e di algoritmi di analisi dei dati, i ricercatori possono identificare i diversi tipi di suoni e capire il loro significato.

Il problema etico

Tutto questo porta a riflettere su una serie di domande fondamentali: è possibile comunicare con gli animali? Possiamo capire il loro linguaggio e stabilire un dialogo con loro? E, se sì, quali sono le conseguenze etiche di queste ricerche?

Da Koko ai giorni nostri

Negli anni ’70, una giovane gorilla nota come Koko aveva attirato l’attenzione di tutto il mondo per la sua capacità di usare il linguaggio dei segni umano. Ma gli scettici sostengono che Koko e altri animali che hanno “imparato” a parlare (tra cui scimpanzé e delfini) non potevano capire veramente quello che stavano “dicendo”, e che è inutile cercare di fare in modo che altre specie usino il linguaggio umano.

Tuttavia, l’uso dell’intelligenza artificiale per decodificare i modelli di comunicazione degli animali potrebbe aprire nuove strade per la comprensione delle loro culture e dei loro modi di pensare. Ciò potrebbe avere importanti implicazioni per la conservazione della biodiversità e per la nostra capacità di convivere con altre specie sulla Terra.

Allo stesso tempo, però, queste ricerche sollevano anche questioni etiche importanti. Ad esempio, se fossimo in grado di comunicare con gli animali, avremmo il diritto di sfruttarli per i nostri scopi? Oppure dovremmo considerarli come esseri senzienti e rispettare i loro diritti?

Inoltre, le ricerche sull’uso dell’intelligenza artificiale per decodificare i modelli di comunicazione degli animali sollevano anche preoccupazioni per quanto riguarda la privacy dei dati e la sicurezza delle informazioni raccolte attraverso questi nuovi strumenti tecnologici. Tuttavia, se usati in modo responsabile, l’intelligenza artificiale e i sensori portatili possono aprire nuovi orizzonti nella comprensione delle comunicazioni animali e nella protezione delle specie vulnerabili.

Per saperne di più

Koko era una gorilla femmina nata nel 1971 in cattività. È diventata famosa in tutto il mondo negli anni ’70 per la sua capacità di usare il linguaggio dei segni umano e di comunicare con i suoi addestratori e altre persone.

Koko è stata addestrata dal dottor Francine “Penny” Patterson, un ricercatore della Stanford University, che ha iniziato a lavorare con lei quando era ancora una giovane gorilla. Con il tempo, Koko ha imparato più di 1.000 segni in ASL (American Sign Language), che ha usato per comunicare con i suoi addestratori.

La capacità di Koko di usare il linguaggio dei segni umano ha suscitato un grande interesse pubblico e ha sollevato importanti domande scientifiche sulle capacità cognitive degli animali. Tuttavia, c’è stato anche un dibattito sulla validità delle affermazioni sull’uso del linguaggio dei segni da parte di Koko.

Alcuni scettici sostenevano che Koko non stesse effettivamente usando il linguaggio dei segni umano, ma semplicemente eseguiva comportamenti appresi. Tuttavia, i sostenitori di Koko hanno affermato che il suo uso del linguaggio dei segni era un segno della sua intelligenza e della sua capacità di comunicare con gli esseri umani.

Koko è stata oggetto di numerosi studi scientifici, molti dei quali hanno cercato di esplorare la sua capacità di comunicare e la sua comprensione del linguaggio.

Koko è morta nel 2018 all’età di 46 anni, ma la sua eredità vive ancora oggi. La sua capacità di comunicare con gli esseri umani ha aperto nuove strade nella comprensione delle capacità cognitive degli animali, e ha dimostrato il potenziale per una comunicazione interspecifica.

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Articolo a cura di:

Patrizia Landini

Giornalista di Salute e Benessere

La nostra TV che da sempre è la nostra finestra sul mondo della crescita evolutistica dell’umanità.
Dal 2011 Partner Ufficiale di YouTube, seguirà costantemente il nostro lavoro di divulgazione e supporto delle buone pratiche