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AltroStile • Neuroni del cuore: scopriamo il "piccolo cervello" del cuore

Neuroni del cuore: scopriamo il “piccolo cervello” del cuore

neuriti, o neuroni del cuore; la loro presenza suggerisce l’esistenza di un “piccolo cervello del cuore”.
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AltroStile • Neuroni del cuore: scopriamo il "piccolo cervello" del cuore

Neuroni del cuore, la scoperta di neuriti specializzate, potrebbe essere un punto di svolta.

Ascolta l’articolo letto dalla nostra Intelligenza Artificiale

Il cervello del cuore

Nel campo della biologia e della medicina, si sta affermando un nuovo e affascinante campo di studio: la scoperta di neuriti specializzate, anche definite come “neuroni del cuore”. Questa scoperta potrebbe rivelarsi un punto di svolta, affermando l’esistenza di un piccolo cervello del cuore. Ho voluto approfondire questa affascinante materia e le sue future implicazioni.

AltroStile • Neuroni del cuore: scopriamo il "piccolo cervello" del cuore
Neuroni del cuore; il cuore ha un cervello

Un funzionamento complesso

Il cuore, lungi dall’essere solo una pompa meccanica per il sangue, sta rivelando la presenza di neuriti, o neuroni del cuore, suggerendo l’esistenza di un “piccolo cervello del cuore”. Questo rivela un sistema di funzionamento più complesso di quanto precedentemente creduto. La scoperta di questi neuriti specializzate suggerisce che il cuore potrebbe avere una propria forma di intelligenza, una capacità di percepire, apprendere e persino ricordare informazioni.

Da tempo si conosce l’esistenza di un complesso sistema nervoso intrinseco al cuore, composto da neuroni sensoriali, interneuroni ed effettori. Tuttavia, la recente scoperta delle neuriti ha arricchito il quadro complessivo, sottolineando la raffinata struttura e funzionalità di questo organo vitale.

La funzione delle neuriti, i neuroni del cuore

Questi “neuroni del cuore” giocano un ruolo fondamentale nella regolazione del ritmo cardiaco e nella risposta ad emozioni e stress. Si pensa che le neuriti abbiano la capacità di ricevere e interpretare segnali biochimici e neurali, consentendo al cuore di adattarsi rapidamente ai cambiamenti ambientali.

Le conseguenze di tale scoperta sono enormi e potrebbero rivoluzionare l’approccio medico alla salute del cuore. Innanzitutto, potrebbe essere possibile sviluppare terapie più mirate per malattie cardiache, basate sulla regolazione o stimolazione di queste neuriti. Inoltre, la comprensione del ruolo dei neuroni del cuore nel legame tra stress ed eventi cardiaci può portare a nuove strategie di prevenzione.

La scoperta dei neuroni del cuore potrebbe avere implicazioni per la pratica della trapiantologia. Con l’attuale tecnica di trapianto, la maggior parte dei collegamenti neurali tra il cuore e il cervello vengono tagliati. Se il cuore contiene una forma di intelligenza, come suggeriscono queste scoperte, potrebbe essere necessario ripensare le tecniche di trapianto per preservare queste connessioni vitali. Questo potrebbe avere implicazioni significative per il successo dei trapianti di cuore e per la qualità della vita dei pazienti dopo l’intervento.

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Tutto questo potrebbe anche avere implicazioni per le terapie di recupero post-infarto. Se il cuore possiede una certa “intelligenza”, allora potrebbe essere possibile utilizzare terapie specifiche per “riallenare” il cuore dopo un danno, proprio come faremmo con altre parti del corpo dotate di una certa capacità di apprendimento e adattamento, come il cervello.

“Che il corpo giochi un ruolo fondamentale nel definire gli stati emotivi è ormai ampiamente riconosciuto dalla comunità scientifica – spiega Gaetano Valenza, docente di bioingegneria al Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione dell’Università di Pisa e ricercatore al Centro “E. Piaggio” – Tuttavia, se escludiamo alcune teorie proposte agli inizi del secolo scorso, fino ad ora l’attività cardiovascolare è stata vista come un semplice supporto metabolico a sostegno del cervello. E solo il cervello sarebbe la sede dei processi biologici responsabili dell’esperienza emotiva cosciente.

Noi abbiamo invece evidenze del fatto che l’attività cardiovascolare gioca un ruolo causale nell’iniziare e nel sentire una specifica emozione, e precede temporalmente l’attivazione dei neuroni della corteccia cerebrale. In sostanza, per dirla parafrasando William James, che fu il padre, insieme a John Lange, della cosiddetta teoria periferica delle emozioni, non abbiamo la tachicardia perché abbiamo paura, ma la sensazione di paura è l’esperienza emotiva cosciente innescata dalla tachicardia”. fonte unipi.it

Per potere estrarre da una semplice analisi dell’ECG la valutazione di uno stato emotivo, i ricercatori hanno sviluppato delle equazioni matematiche in grado di “decodificare” continuamente la comunicazione cuore-cervello nei diversi stati emozionali. In pratica, data una certa dinamica cardiaca, in un futuro prossimo, potrebbe essere possibile comprendere quale emozione è stata provata dal soggetto sotto osservazione, per esempio utilizzando uno smartwatch.

“La scoperta può avere delle ricadute molto rilevanti sulla comprensione dei disturbi psichici e sulla loro relazione con la salute fisica – afferma Claudio Gentili, del Dipartimento di Psicologia Generale e Centro per i Servizi Clinici Psicologici dell’Università di Padova – e può spiegare perché soggetti con disturbi affettivi, come la depressione, sono associati ad una maggior probabilità di sviluppare patologie cardiache, o, viceversa, tra soggetti con problemi cardiaci quali patologie coronariche o aritmie si riscontra un incremento di ansia e depressione.

Il nostro lavoro, oltre a riportare in auge la teoria della genesi periferica delle emozioni, conferma le più recenti posizioni neuroscientifiche che propongono di superare il dualismo tra il cervello inteso come organo esclusivo della mente e il corpo, suggerendo come noi non siamo (solo) il nostro cervello”. fonte unipi.it

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Nuova prospettiva per le emozioni

Allo stesso tempo, l’esistenza di un piccolo cervello del cuore potrebbe dare una nuova prospettiva sull’interpretazione delle emozioni. Le esperienze emotive, come amore, paura o tristezza, potrebbero non essere esclusivamente legate al cervello, ma potrebbero coinvolgere un dialogo dinamico tra il cuore e il cervello. Questo suggerisce un approccio più olistico all’interpretazione delle emozioni e alla salute mentale.

Queste scoperte sono davvero un passo avanti significativo nella nostra comprensione dell’anatomia e della fisiologia del cuore. È un’indicazione di quanto ancora ci sia da scoprire sulla complessità del corpo umano e sulle sue capacità. Per anni, il cuore è stato considerato principalmente come un organo meccanico, responsabile della circolazione del sangue.

La ricerca, e la scoperta dei neuroni del cuore, mette in luce la complessità del cuore e sottolinea la sua importanza non solo come organo meccanico, ma anche come organo sensibile e reattivo.

La parte affascinante di tutto ciò è che, ciò che una volta era considerato solo il dominio della filosofia o della poesia, cioè l’idea che il cuore possa “sentire” o “pensare”, ora sta diventando un argomento di ricerca scientifica, promettendo nuove e impensate scoperte nel campo della medicina.

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Articolo a cura di:

Patrizia Landini

Giornalista di Salute e Benessere

La nostra TV che da sempre è la nostra finestra sul mondo della crescita evolutistica dell’umanità.
Dal 2011 Partner Ufficiale di YouTube, seguirà costantemente il nostro lavoro di divulgazione e supporto delle buone pratiche